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Investire in Perdita?

I nuovi BTP a tasso negativo comprarli o no?


Due recenti emissioni di Buoni del Tesoro Pluriennali rendono molto chiara la difficile situazione nella quale si trova oggi il risparmiatore che intende investire in titoli di stato.


La nuova emissione di BTP zero coupon a 3 anni


Vediamo il primo caso: a metà ottobre il Tesoro ha emesso un BTP a 3 anni (ISIN: IT0005424251) con scadenza 15/1/2024.

Il titolo è del tipo zero coupon, quindi non paga cedole. Questa struttura, tradizionalmente tipica ad esempio dei BOT, prevede che l’investitore non riceva cedole durante la durata del titolo, nel caso dei BOT pari a 6 – 12 mesi, ma ne ottenga il rendimento al momento del rimborso del capitale. Molti ricordano con rimpianto i BOT che rendevano il 10%, anche se in quegli anni l’inflazione era spesso su livelli simili se non superiori, per cui il rendimento del 10% era a volte un classico caso di “illusione monetaria”. Ricevevo ricche cedole, ma dall’altro lato l’inflazione poteva ben mangiarsi tutto il mio guadagno.


I BOT al 10% degli anni ‘80


Bene, un BOT zero coupon che rende il 10% in 12 mesi funzionerebbe in questo modo:



Infatti la differenza tra il prezzo alla scadenza e quello all’emissione è pari a € 9,09, che rappresenta appunto il 10% del prezzo all’emissione.


Il BTP a 3 anni di ottobre 2021


Vediamo invece qual è la situazione per il BTP a 3 anni emesso ad ottobre 2020 (con scadenza a gennaio 2024):



Quindi l’investitore che oggi presta denaro allo Stato italiano acquistando il BTP consegna 1004,70 euro e tra tre anni ne riceve indietro 1000, senza ricevere cedole durante la durata del titolo.


Che senso può avere per un investitore privato una possibilità di questo tipo? Ben poco purtroppo, nella quasi totalità dei casi. Se teniamo il titolo fino alla scadenza, cosa che spesso costituisce l’ipotesi base per il privato che acquista titoli di stato, abbiamo subito una sicura perdita.


Ma analizziamo meglio quali altre motivazioni potrebbero spingere all'acquisto del titolo:


Difesa dall’inflazione?

Non ci interessa neanche prevedere quale sarà l’andamento dell’inflazione nei tre anni, perché semplicemente tenendo il denaro sul conto bancario otterremmo un risultato migliore.


Vantaggi fiscali?

Se siamo interessati a valutazioni fiscali relative ad un’eventuale successione ci potrebbe interessare parcheggiare il denaro, con un costo ridotto, sul titolo, in modo da porre l’importo equivalente fuori dell’asse ereditario. Al di là di valutare questa possibilità a fronte di altre che potrebbero ottenere un risultato simile, si tratta comunque di un caso piuttosto particolare.


Possibili guadagni

Tornando al rendimento del titolo, esiste una possibilità di guadagno?

In effetti sì ed è legata ad eventuali variazioni dei tassi di interesse nel corso dei tre anni. Se infatti in questo periodo i rendimenti dei titoli di stato dovessero ulteriormente scendere, allora il prezzo del nostro BTP salirebbe e quindi, vendendo in anticipo il titolo, potremmo realizzare un guadagno.

Naturalmente questo significa ipotizzare che gli attuali rendimenti, già negativi, scendano ulteriormente. Improbabile, ma non impossibile.


Facciamo questa ipotesi:

siamo al 15 gennaio 2022, quindi mancano ora due anni alla scadenza ed il tasso di interesse per i titoli italiani a due anni è ora pari a -1%:

Tasso a due anni: -1%

Nuovo prezzo del BTP: 102,03

Quindi in questo caso, abbiamo comprato il BTP a € 100, 47 e dopo un anno lo rivendiamo a € 102,03, realizzando un guadagno nell’ordine dell’1,5%.


Questo è possibile che accada, ma richiede che l’investitore segua con costanza l’andamento dei tassi e sia pronto a cogliere la variazione di prezzo.

Inoltre il guadagno rimarrebbe di importo estremamente limitato, pari a 1,5% ed a quel punto non ci sarebbe possibilità di reinvestirlo efficacemente senza scegliere titoli più rischiosi, visto che abbiamo ipotizzato un’ulteriore discesa dei tassi.


Possibili perdite

Tutto questo prima di considerare l’ipotesi opposta, che i rendimenti nel corso della vita del BTP invece di scendere, salgano, cosa che, già da un semplice punto di vista aritmetico, sembra più probabile. In questo caso il prezzo del titolo scenderebbe, esempio:

Tasso a due anni: + 1%

Prezzo del titolo: 98,03

In questo caso quello che possiamo fare è semplicemente tenere il titolo fino alla scadenza, quando riceveremo il rimborso del capitale, pari a 1000 €. Ma perdiamo la possibilità di vendere anticipatamente il titolo, nel caso in cui per qualche motivo abbiamo bisogno del suo controvalore in denaro.


Che conclusione possiamo trarne?


Abbiamo fatto diversi calcoli per confermare quello che intuitivamente sapevamo fin dall’inizio: investire ad un tasso negativo non è un’ipotesi interessante. Investire a questo livello di tassi (ricordiamo che l’asta dei titoli ha registrato un’alta richiesta) può avere un senso per investitori istituzionali, ma per motivazioni del tutto diverse da quelle che guidano i privati.

Nel prossimo post andremo su una scadenza molto più lunga, esaminando la seconda emissione di ottobre, quella di un BTP con durata di 30 anni.

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